LE CONSEGUENZE DELLO STRAINING

LE CONSEGUENZE DELLO STRAINING… PIÙ GRAVI DEL MOBBING

Gli esiti dannosi dello Straining sul lavoro

Sotto il profilo delle conseguenze lesive, lo Straining non solo è in tutto e per tutto equivalente al Mobbing ma in alcuni casi può addirittura giungere a esiti più gravi e soprattutto definitivi.

Secondo il modello Ege a 4 fasi che illustra lo sviluppo tipico dello Straining (Harald Ege), le conseguenze possono essere di 3 tipi in sequenza cronologica:

  1. Conseguenza negativa percepita come permanente
  2. Conseguenze fisiche
  3. Uscita dal lavoro

1. Conseguenze lavorative dello Straining

TIPICI ATTI OSTILI di STRAININGCONSEGUENZE LAVORATIVE per almeno 6 MESI
Assegnazione a funzione priva di mansioni specificheInattività permanente
Privazione di funzioni precedentemente svolteDemansionamento permanente
Assegnazione a postazione isolataIsolamento permanente
Sottrazione strumenti di lavoroDifficoltà / impossibilità a svolgere il lavoro
SuperlavoroAttività permanente / mancanza di riposo

Perché la situazione lavorativa peggiorativa deve perdurare per almeno 6 mesi?

Questo valore temporale convenzionale è il dei 7 parametri tassativi richiesti dal suo ideatore, il dott. Harald Ege, per il riconoscimento dello Straining.

Il valore è il medesimo di quello utilizzato a livello diagnostico per considerare cronico un disturbo.

E’ un parametro estremamente importante e, purtroppo, molto sottovalutato.

Il parametro assicura di scartare automaticamente qualsiasi situazione occasionale o eccezionale (tollerabile) e valorizzare solo quelle effettivamente “cristallizzate” o “cronicizzate”.

La Giurisprudenza prevalente, tra l’altro, è unanime nel recepire un parametro di durata “apprezzabile”, seppure flessibile.

La percezione della vittima di Straining

Ogni individuo possiede un proprio sistema percettivo della realtà, il quale sistema va valutato in relazione al contesto ambientale: esiste, infatti, una relazione di reciprocità tra organismo ed ambiente.

Ogni individuo, quindi, ha una propria specifica modalità di reazione rispetto agli eventi avversi che la vita gli pone di fronte (cd “risposta psicodifferenziale”).

Ne deriva che la valutazione dell’impatto lesivo di qualsiasi evento avverso, inclusa l’esperienza dello Straining, non può prescindere dall’indagine del sistema percettivo del soggetto in relazione al proprio contesto ambientale.

Ogni esperienza di Straining è, dunque, unica per ogni vittima.

Tipicamente, la vittima di Straining acquisisce progressivamente coscienza del cambiamento negativo che la interessa a livello occupazionale.

In un primo momento, potrebbe anche percepire che il problema non è una semplice disfunzione organizzativa, o una difficoltà oggettiva legata al contesto aziendale, bensì una situazione di tensione e di contrasto (un conflitto mirato) che la riguarda personalmente.

In altre parole, la vittima avverte che è “nel mirino” di qualcuno (pensa: “qualcuno ce l’ha con me”), si rende conto che il cambiamento lavorativo penalizza lei e nessun altro, e che c’è in atto una qualche strategia ostile e punitiva finalizzata a danneggiarla. In questa condizione, si sente assolutamente vulnerabile.

Nel momento in cui la vittima di Straining realizza di essere di fronte ad un cambiamento della propria condizione lavorativa, non solo peggiorativo, ma anche permanente, lo stato confusionale, il senso di disorientamento, di frustrazione e di impotenza aumentano.

Sono diverse le forze psicologiche contrastanti che la agitano contribuendo a destabilizzare fortemente il suo equilibrio psicofisico:

  • forte motivazione sostenuta dalla iper-valutazione dell’importanza attribuita al proprio lavoro e dalla pressione verso la ricerca di possibili soluzioni al problema (d’altra parte, la posta in gioco è altissima);
  • forte insicurezza personale associata alla bassa fiducia nelle proprie capacità di elaborare valide soluzioni (d’altra parte, la situazione è totalmente fuori dal controllo della vittima);
  • bassa fiducia nell’ambiente che la circonda (d’altra parte, l’ambiente è ostile e/o indifferente);
  • elevato margine di incertezza e di imprevedibilità che caratterizza la situazione (d’altra parte, la situazione è totalmente fuori dal controllo della vittima).
Le variabili legate alla soggettività della reazione, tuttavia, non influiscono sulla natura oggettiva della situazione: la condizione lavorativa è mutata in senso peggiorativo e questo è un fatto.
Freccia verso il basso
Lo psicologo del lavoro e delle organizzazioni
dovrebbe essere il primo specialista a cui ricorrere.
Non solo è un profondo conoscitore delle dinamiche che caratterizzano gli ambienti lavorativi.
E’ anche dotato delle competenze psicologiche necessarie
per separare quegli elementi oggettivi dagli elementi percettivi.

2. Conseguenze psico-fisiche dello Straining

Un lavoratore non dovrebbe mai ignorare o sottovalutare l’insorgenza di
sintomi e disturbi in concomitanza di un mutamento della propria situazione lavorativa.
Sono un segnale che qualcosa non va come dovrebbe andare.
Nella maggior parte dei casi, il problema se non è destinato ad aggravarsi, è certamente destinato a perdurare.
Freccia verso il basso
Lo Straining è, a tutti gli effetti, un “Critical Life Event”, ovvero un evento di vita critico che pone l’individuo di fronte ad un cambiamento radicale che investe non solo il profilo esistenziale ma anche la percezione di sè.
Freccia verso il basso
Lo Straining si manifesta come un forte “Life Stress” o Stressor, agisce come potente stimolo di Stress.
Freccia verso il basso
La sua incidenza stressogena è aggravata dall’esposizione permanente della vittima alla conseguenza della condotta vessatoria che ha causato lo Straining. La vittima di Straining, infatti, vive e subisce ogni giorno gli effetti negativi dello Straining.
Freccia verso il basso

Considerare lo Straining come “Mobbing light” o “Mobbing attenuato” è un gravissimo errore di valutazione.

Lo Straining, in quanto “Stress forzato”, attiva nella vittima una reazione di adattamento basata su una strategia di azione basilare, improntata o alla sotto-attivazione o alla sovra-attivazione.

La strategia di attivazione muta da individuo a individuo, in quanto è influenzata dalla percezione che ogni individuo ha della propria relazione con il contesto ambientale.

Una persona potrebbe dimostrarsi maggiormente sensibile rispetto ad un’altra che potrebbe invece mostrarsi più indifferente o resiliente.

L’intensità persecutoria, quindi, deve essere valutata in rapporto al livello di percezione della vittima.

CONSEGUENZE LAVORATIVECONSEGUENZE PSICO-FISICHE
Inattività permanenteStress forzato da sotto-attivazione
Demansionamento permanente Stress forzato da sotto-attivazione
Isolamento permanenteStress forzato da mancata carica sociale
o sotto-attivazione dal punto di vista sociale
Difficoltà / impossibilità a svolgere il lavoroStress forzato da sotto-attivazione
SuperlavoroStress forzato da sotto-attivazione

Nessun individuo sfugge alla potenza lesiva dello stress allo scorrere del tempo: ecco che il fattore tempo riveste un ruolo cruciale nello sviluppo psicofisico di ogni persona.

L’esposizione prolungata allo Straining produce sempre conseguenze psicofisiche di rilievo nella vittima.


Nella 3° fase della sua evoluzione, lo Straining produce quelle che vengono definite somatizzazioni o disturbi psico-somatici. Ecco i sintomi più frequenti:

  • Disturbi relativi alla sfera del sonno (insonnia, sonno interrotto e/o risveglio anticipato),
  • Problemi di memoria e di concentrazione,
  • Depressione,
  • Insicurezza e paura del fallimento,
  • Ansia.

Nel tempo tali sintomi possono tramutarsi in vere e proprie patologie, anche gravi, come:

  • Disturbo di ansia generalizzato (quando ansia e preoccupazioni eccessive si manifestano per almeno 6 mesi, in questo caso si considerano croniche),
  • Tra i disturbi depressivi si rilevano: il Disturbo Depressivo Misto, Disturbo Ansioso Depressivo, Disturbo dell’Umore con Ansia e Depressione, Disturbo Depressivo senza specificazione, 
  • Disturbo dell’adattamento di cui sono previste diverse forme (“sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali in risposta ad uno o più fattori stressanti identificabili che si manifesta entro 3 mesi dall’insorgenza del fattore o dei fattori stressanti”),
  • Disordini endocrini e metabolici (diabete mellito, ipoglicemia e iperinsulismo, iper-ipotiroidismo, morbo di Cushingi),
  • Disturbi cardiaci (tachicardia, arteriosclerosi, ipertensione, infarto),
  • Problemi delle funzioni gastriche e digestive (gastroduodenite, ulcera peptica, colite ulcerosa),
  • Dolori osteoarticolari,
  • Astenia,
  • Neurodermiti,
  • Herpes Zoster,
  • Carenze immunologiche,
  • Cancro.

Si rimanda al manuale diagnostico DSM V per una panoramica completa ed esaustiva dei disturbi conseguenti a stress.

Lo Stress non è un qualcosa da sottovalutare. La correlazione eziologica tra stress, sistema immunitario, sistema nervoso, sistema endocrino e neoplasie è avvallata dalla più moderna e completa delle scienze mediche, la Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).

In evidenza: La diagnosi di PTSD ovvero di Disturbo Traumatico da Stress è da ritenersi incompatibile nei casi di conflitto occupazionale, posto che il DSM V esige che la persona abbia vissuto, assistito o si sia confrontata con un evento o con eventi che abbiano implicato la morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri-

Il Disturbo Post Traumatico da Amarezza (PTED): la diagnosi più appropriata per le vittime di Mobbing e di Straining

E’ una particolare forma di Disturbo dell’Adattamento, elaborata dall’équipe di psichiatri del Prof. Michael Linden della Charité (la clinica psichiatrica della Libera Università di Berlino), ed è quella che meglio descrive la sintomatologia riportata dalle vittime di Straining e di Mobbing.

Il PTED è una reazione psicologica ad un evento negativo, che non è dato da una minaccia di morte o da gravi lesioni fisiche, bensì da una situazione molto meno grave ma comunque acuta ed impattante perché viola i valori morali, provocando nelle vittime un sentimento permanente di amarezza, rincrescimento ed ingiustizia.

Tale disturbo si manifesta con ricordi intrusivi ricorrenti, progressivo peggioramento del benessere mentale, riduzione delle attività e capacità quotidiane, diminuzione dell’affettività, malumore, irritabilità, agitazione e rassegnazione.

Il dato sconvolgente è che le vittime di Straining permangono per anni in una fase di stallo, senza nemmeno provare a comprendere cosa realmente sta succedendo e la gravità del problema. Restano in quella che viene chiamata “camera della morte”.

3. Conseguenze sotto il profilo esistenziale

Lo Straining produce sempre conseguenze sotto il profilo esistenziale della vittima.

Il problema lavorativo diventa un problema centrale e pervasivo: la ricerca spasmodica di una soluzione o anche solo una riposta al “perchè” il cambiamento lavorativo sia avvenuto, diventa uno scopo di vita.

Lo Straining, come Critical Life Event, pone l’individuo di fronte ad un cambiamento che, modificando radicalmente la percezione del sè, lo induce a mettere in discussione l’intero sistema in cui vive.

Durante tutto il corso della sua vita, l’essere umano persegue infaticabilmente un equilibrio che gli permetta di conservare, esprimere ed eventualmente espandere la propria personalità e la propria individualità all’interno del proprio ambiente di riferimento, in primis quello lavorativo.

Un cambiamento cosi risolutivo in questo ambiente si propaga come un onda d’urto in tutti gli altri sistemi sociali dell’individuo: il conflitto oltrepassa i confini del contesto occupazionale per allargarsi a tutti i contesti esistenziali.

Gli effetti negativi dello Straining variano in funzione della capacità di adattamento del soggetto, ma in ogni caso la vicenda provoca una svolta drastica nella sua vita ed un’involuzione del processo fisiologico di crescita individuale.

La qualità di vita è cosi ridotta al minimo che la vittima di Straining è fermamente convinta di non avere nemmeno più una vita. Le vittime di Mobbing e di Straining, infatti, si definiscono “larve umane”, “fantasmi di se stessi sospesi tra la vita e la morte”. (Harald Ege)

Sotto il profilo personale, si assiste ad una disintegrazione evidenzia un drastico calo dell’autostima, nelle proprie capacità di reazione alle sfide della vita, nella progettualità.

Sotto il profilo sociale, Harald Ege ha definito il fenomeno del “Doppio-Mobbing”.

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