MOBBING? NO STRAINING !

LA PRIMA VASTA RICERCA EMPIRICA SUL MOBBING E LA SCOPERTA DI HARALD EGE

Lo Straining: molto più diffuso del Mobbing

Nel 2005, il dott. Ege offriva al pubblico italiano la più significativa raccolta dati, estratta da quella che fu la prima e più vasta ricerca empirica del fenomeno del Mobbing, realizzata proprio per il tramite dell’Associazione Prima ed iniziata nel lontano 1998.

Il risultato fu un campione di ben 3000 persone analizzate con l’ausilio di uno specifico questionario di rilevazione del Mobbing, denominato “Lipt modificato”, divenuto poi “Lipt Ege Professional”.

Le aspettative del dott. Ege furono non solo confermate, ma ampiamente superate; i numeri parlavano chiaro. Sin dall’inizio egli era abbastanza sicuro che molti casi non rientrassero affatto nel Mobbing, ma non si aspettava numeri così sorprendenti.

(Fonte: “Oltre il Mobbing – Straining, Stalking e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro”, Harald Ege, Franco Angeli).

Solo il 20% – uno su cinque per intenderci – di tutti i casi di presunto Mobbing potevano oggettivamente essere ascritti al Mobbing sulla base dei 7 parametri tassativi del Suo Metodo, il Metodo Ege®, il resto no. Si tratta di un dato statistico che il dott. Ege ad oggi conferma pienamente.

La ricerca del dott. Ege, in effetti, rappresentava a ben vedere una fotografia del marcato trend dei tribunali italiani a respingere le richieste di tutela delle presunte vittime di Mobbing.

Ma andò ben oltre.

Giunse così alla straordinaria intuizione ed ideazione dello Straining, oggi ampiamente riconosciuto da una consolidata giurisprudenza di merito e di legittimità.

L’assunto di partenza era che, nell’ambito dei conflitti lavorativi con efficacia lesiva, rientrassero anche situazioni conflittuali o vessatorie a bassa intensità persecutoria ma comunque idonee a determinare gravi ripercussioni per la vittima, un “effetto negativo” durevole e pertanto degno di risarcimento danni. In linea di principio, la frequenza minima con cui si verificano le azioni ostili costituisce la principale differenza tra Mobbing e Straining.

Un mito da sfatare: non tutto è Mobbing

Ora, c’è un equivoco alla base del numero straordinario di ricorsi (temerari) per Mobbing: spesso le (presunte) vittime di Mobbing ma anche i professionisti stessi cui queste si affidano sono portati a credere che solo invocando la tesi del Mobbing si abbia reali possibilità di ottenere giustizia ed un risarcimento danni.

E’ di fondamentale importanza tener presente l’assunto di base per cui se una vicenda non risulta oggettivamente ascrivile al Mobbing, ciò non significa automaticamente che non sia nulla.” (Fonte: quarta di copertina di “Oltre il Mobbing – Straining, Stalking e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro”, Harald Ege, FrancoAngeli, 2005)

Purtroppo la irrefrenabile moda di utilizzare il termine Mobbing per ogni contesto situazionale che presenti una conflittualità qualsiasi ha comportato una proliferazione delle cause per Mobbing prive di qualsiasi fondamento.

I tribunali, come tutta risposta, hanno corrisposto un rigetto massiccio di queste cause, tendendo a relegare i casi di Mobbing al novero delle possibili “liti temerarie”.

Il dott. Ege testimonia che, ancora oggi, in sede di colloquio preliminare o al momento di ricevere la perizia, spesso i lavoratori manifestano disappunto quando scoprono che la tesi del Mobbing è stata bocciata, come se rappresentasse l’unica speranza concreta di ottenere giustizia ed un risarcimento danni.

Oltre tutto, quello che la (presunta) vittima di Mobbing deve tenere presente è che su di lei ricade l’onere della prova (art. 2697 c.c.): debbono essere provati tutti gli elementi costitutivi del Mobbing rilevati dalla giurisprudenza consolidata. E non si tratta certamente di una questione di poco conto. Qualsiasi legale sarà d’accordo su questo punto.

Sia il Mobbing che lo Straining hanno un perimetro di applicazione (volutamente) circoscritto dove tale delimitazione non deve essere letta come un limite ma proprio come un elemento di forza che ha un risvolto pratico importantissimo: solo la certezza concettuale, infatti, può generare certezza applicativa in ambito giuridico (il diritto esige categorie e nozioni definite) costituendo proprio una condizione strutturale della tutela giuridica.

Ogni fenomeno, quindi, deve essere descritto con precisione nei suoi elementi costituitivi.

Il primo passo in assoluto che una (presunta) vittima di Mobbing dovrebbe compiere, prima di procedere con l’azione legale, è quello di accertare se il suo caso sia effettivamente un caso di Mobbing o qualcos’altro. Questa consulenza è di natura tecnico-specialistica, e non giuridica.

L’accertamento del conflitto, ad oggi, purtroppo è un’attività estremamente sottovalutata e trascurata, eppure preliminare a qualsiasi altra.

3 punti fermi riguardo allo Straining

Chiariamo alcuni punti fondamentali dello Straining, nel distinguerlo fermamente dal Mobbing:

  1. Lo Straining è una categoria conflittuale a sé che presenta precise caratteristiche (esattamente come il Mobbing), così come lo ha teorizzato il suo ideatore, Harald Ege;
  2. Lo Straining non è un’eccezione del Mobbing, o una sua sotto-categoria, tantomeno una “forma attenuata” di Mobbing;
  3. lo Straining, sotto il profilo della potenza lesiva, può determinare conseguenze più gravi e definitive rispetto a quelle prodotte dal Mobbing.
Lo Straining può determinare un danno pari se non superiore come gravità rispetto a quello prodotto dal Mobbing. (H.Ege)

Ignorare la categoria dello Straining o sovrapporla a quella del Mobbing oltre a configurarsi come una scelta errata (purtroppo oggi assai diffusa), presenta notevoli insidie sul piano pratico dell’ottenimento di un risarcimento danni per le vittime, come ampiamente argomentato nella sezione relativa all’azione legale.

In tutti i casi, l’analisi di un presunto caso di Straning (come pure di un caso di Mobbing) resta un’attività complessa e di importanza cruciale: la capacità di discernimento dello specialista chiamato a valutare il conflitto si rivela decisiva, come naturalmente la perizia psicologica del lavoro che lo analizza.

Lo psicologo del lavoro dotato di una competenza specifica nel campo della conflittualità lavorativa è l’unica figura professionale in grado di valutare un caso di Straining, e distinguerlo da un caso di Mobbing. E’ l’unico che può valutare qualsiasi conflitto occupazionale.

Harald Ege ci spiega la differenza tra Mobbing e Straining e …. Smaining….

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