LO STRAINING E’ STRAINING

L’IMPORTANZA DI DISTINGUERE LO STRAINING DAL MOBBING

1. L’impatto lesivo dello Straining

Conoscere la genesi del concetto di Straining ci aiuta a focalizzare un punto tanto semplice quanto fondamentale.

Sulla base dell’esperienza concreta fatta di migliaia di casi esaminati nel corso di due decenni, Harald Ege si rese conto che sussisteva un consistente numero di situazioni lavorative di indubbia gravità che non potevano essere inquadrate nel Mobbing (e dunque le vittime si vedevano negata giustizia) per la mancanza di una certa frequenza delle azioni vessatorie.

Tali situazioni erano comunque idonee a creare un danno consistente alla salute psico-fisica dei lavoratori ed alle loro esistenze.

Era necessario colmare un grave vuoto di tutela. E cosi fu fatto.

Lo Straining non è un’eccezione del Mobbing, non è una forma di “Mobbing attenuato” o di “Mobbing light” e nemmeno una specie o una sotto-categoria del Mobbing.
Lo Straining è Straining.
Mantenere questa distinzione salda è cruciale.
 Purtroppo, è un aspetto enormemente sottovalutato nella pratica forense.
Freccia verso il basso
Il risvolto è prettamente pratico. L’approccio al problema influisce sulla qualità, l’efficacia e la forza della strategia legale.



Il principale elemento che distingue il Mobbing dallo Straining è la frequenza minima con cui deve verificarsi l’azione ostile.

➨ Nel Mobbing la frequenza è fissata in “almeno alcune volte al mese”.

➨ Nello Straining la frequenza è fissata in una o poche azioni ostili con una “conseguenza lavorativa percepita come permanente”.

La qualificazione di un conflitto lavorativo come Mobbing o come Straining o come qualcos’altro sembra un’attività banale, in verità è complessa e nasconde moltissime insidie.

Ecco perché è essenziale che a svolgere quest’attività sia uno specialista ovvero psicologo del lavoro.

2. Straining e stress occupazionale

Gli effetti negativi dello Straining possono essere ricondotti ad una condizione di stress forzato sul lavoro, come enunciato nella definizione del dott. Harald Ege, da non confondersi con lo stress occupazionale.

Sovrapporre le due categorie è un gravissimo errore, tipicamente dovuto al mancato vaglio del caso da parte di uno specifico vaglio specialistico.

Visto dall’esterno, lo Straining può essere facilmente scambiato per un semplice caso di stress occupazionale, quando solo l’occhio dello psicologo del lavoro è in grado di riconoscere e soppesare la carica persecutoria, l’enorme potenziale emotivo e l’intensità della sollecitazione collegati all’esperienza invasiva dello Straining.
Le conseguenze dello Straining, infatti, sono caratterizzate da una fortissima pregnanza psicologica.

L’intensa sofferenza inflitta per effetto di un trattamento ingiusto, discriminante ed abusivo non è paragonabile al disagio riportato per effetto di una condizione di costrittività organizzativa.

Nello Straining, la vittima subisce un tasso di stress ben superiore a quello normalmente richiesto dalla sua mansione lavorativa per effetto di un atto intenzionale e discriminatorio (in questo senso si intende “forzato”).

⇥ Nel 2010, Harald Ege ha introdotto un nuovo ramo della psicologia, che ha chiamato “Diossologia”, dedicato proprio alla scienza della persecuzione (“Al centro della persecuzione – Analisi, conseguenze e valutazioni del comportamento persecutorio”, Harald Ege, FrancoAngeli, 2010).

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