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Molte vittime di conflitto lavorativo prolungato, sia Mobbing che Straining, vengono diagnosticati come affetti da PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), o Disturbo Post Traumatico da Stress. Anche la famosa ccicolare INAIL n. 71 del dicembre 2001 annoverava questa diagnosi tra quelle ammesse come possibile conseguenza di costrittività organizzativa.
In realtà, che il PTSD sia una diagnosi applicabile nei casi di conflitto organizzativo costituisce un punto piuttosto controverso. È sufficiente infatti considerare il primo dei criteri diagnostici che il DSM IV descrive per il PTSD per accorgersi che questo non può (quasi) mai ritenersi rispettato in ambito di conflitto organizzativo.
Tale criterio infatti recita testualmente:
A. La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti:
1) la persona ha vissuto, ha assistito, o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all'integrità fisica propria o di altri.
2) la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore.
Ora, sfido chiunque a ritenere che una situazione di Mobbing, Straining o anche di dequalificazione professionale o molestie sessuali (da non confondere con il diverso caso della violenza sessuale) costituisca per la vittima o per altri attorno ad essa una minaccia di morte o all'integrità fisica, o gravi lesioni. La vittima di una situazione conflittuale sul posto di lavoro subisce vari atti ostili, anche gravi e dannosi, ma nella stragrande maggioranza dei casi non corre un pericolo di morte né assiste ad un rischio simile per altri.
Come è ben noto in ambito psichiatrico, la diagnosi di PTSD è adeguata per chi ha vissuto o ha assistito a situazioni particolarmente traumatiche quali un grave incidente aereo o stradale, un attentato terroristico, una rapina, una catastrofe naturale, una guerra, etc. Non dimentichiamoci mai che questo disturbo fu elaborato e presentato al mondo scientifico per la prima volta studiando i disturbi psichici dei reduci del Vietnam.
Ovviamente sul lavoro la situazione è ben diversa: per quanto qualcuno possa immaginare di essere a rischio di sopravvivenza nel caso in cui perda il lavoro, è francamente raro e improbabile che si possa riscontrare una vera e propria minaccia di morte. Il PTSD è dunque una diagnosi da escludere per i casi di Mobbing, Straining o altro conflitto lavorativo. Di quale disturbo psichico soffre la maggioranza delle vittime di conflitto sul lavoro? Una diagnosi senz'altro adeguata è quella di Disturbo dell'Adattamento, anche se piuttosto generale e, come si suol dire, "di esclusione".
In futuro, tuttavia, forse avremo la possibilità di usufruire di una diagnosi più specifica e dettagliata, che ci permetta di fare un quadro più esatto della sindrome psicofisica in cui versa la maggior parte della vittime di Mobbing e altro conflitto lavorativo: il Post Traumatic Embitterment Disorder (PTED) o Disturbo Post Traumatico da Amarezza. Si tratta di una forma particolare di Disturbo dell'Adattamento, presentata a livello scientifico dall'équipe di psichiatri del Prof. Michael Linden della Charité (la clinica psichiatrica della Libera Università di Berlino) che, oltre a definirne le caratteristiche, hanno anche elaborato e testato il metodo di rilevazione attraverso un questionario e una intervista diagnostica.
Anche il Disturbo Post Traumatico da Amarezza, come il PTSD, è una reazione psicologica ad un evento di vita negativo, tuttavia tale evento non è dato da una minaccia di morte o di gravi lesioni fisiche, bensí da una situazione negativa ben più comune e "normale", come morte di un congiunto o altre perdite affettive, divorzio o separazione coniugale, grave malattia, disoccupazione, conflitti sul lavoro. Tale situazione è traumatica per il soggetto non per la sua pericolosità, ma perché viola i suoi valori morali e quindi gli provoca un sentimento permanente di amarezza, rincrescimento ed ingiustizia.
La persona è consapevole di tale evento, lo percepisce come causa del suo malessere e la sua reazione comporta sentimenti di amarezza, rabbia ed impotenza. Allo stesso modo del PTSD il soggetto reagisce con aumentato arousal emotivo se fatto ricordare dell'evento, ha ricordi intrusivi ricorrenti e va incontro ad un progressivo peggioramento del suo benessere mentale. Spesso mostra anche una riduzione delle attività e capacità quotidiane e una diminuzione dell'affettività, presenta malumore, irritabilità, agitazione e rassegnazione. Alcune volte nutre sensi di colpa per non aver saputo impedire l'evento o affrontarlo adeguatamente. Spesso inoltre il PTED è accompagnato da sintomi somatici di varia natura, quali perdita dell'appetito, disturbi del sonno, dolore.
Nonostante qualche parziale sovrapposizione nella sintomatologia, il PTED è in genere ben distinguibile dagli altri Disturbi Affettivi, dal PTSD e dai Disturbi d'Ansia. Al contrario del Disturbo dell'Adattamento, la sintomatologia del PTED non ha remissione spontanea. ossia non guarisce spontaneamente entro sei mesi dalla cessazione dello stimolo stressante. Al contrario del Disturbo Depressivo non vi è uno specifico rapporto causale tra evento e sintomatologia
Al contrario del PTSD, il sentimento predominante non è l'ansia, ma l'amarezza, il rincrescimento, l'esacerbazione (embitterment). Inoltre, come già evidenziato, l'evento scatenante non è particolarmente pericoloso e quindi non è tale da causare ansia e panico estremi. Nel PTED l'evento è sì acuto, ma può essere definito normale, nel senso che può succedere a molte persone, anche se non è ovviamente comune e quotidiano.

I seguenti sono i criteri diagnostici per il PTED elaborati dal Prof. Linden:

A.  Presenza di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente rilevabili insorti a seguito di un evento di vita negativo,
     eccezionale ma comunque normale.
B.  L'evento traumatico è vissuto nei modi seguenti:
     1) Il soggetto è consapevole dell'evento e lo vede come causa del suo malessere.
     2) L'evento è percepito come un'ingiustizia, un insulto o un'umiliazione.
     3) La risposta del soggetto comporta sentimenti di amarezza, rabbia ed impotenza.
     4) Se fatto ricordare dell'evento, il soggetto reagisce con arousal emotivo.
A.  Sintomi tipici correlati all'evento sono ricordi intrusivi ricorrenti e un persistente peggioramento del malessere
     mentale.
B.  Prima dell'evento non era presente nessun disturbo mentale in grado di spiegare tale reazione abnorme.
C.  Il soggetto ha sviluppato difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane
D.  I sintomi persistono per oltre sei mesi.

D'accordo con il prof. Linden, PRIMA sta portando avanti una ricerca volta a verificare l'ipotesi che il PTED sia la diagnosi più comune ed appropriata nei casi di Mobbing, Straining o altro conflitto lavorativo. I primi risultati, che sembrano confermare pienamente l'ipotesi di partenza, saranno presentati dal sottoscritto al prossimo congresso EAWOP del maggio 2007.

 

Riferimenti bibliografici:
Psychother Psychosom (2003), vol. 72, n. 4, pagg. 195-202
www.berlin-ne.ws/medizin8/Na0608-02.htm

 

 
 

 

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