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Con il termine Straining si intende una situazione di Stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno una azione ostile e stressante, che ha come conseguenza un effetto negativo costante e permanente nell'ambiente lavorativo. Oltre a questo, la vittima è in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua lo Straining (strainer) e lo Straining viene attuato appositamente contro una o più persone, ma sempre in maniera discriminante.
Questa definizione del fenomeno dello Straining è la stessa che è entrata nella Giurisprudenza italiana attraverso l'ormai famosa sentenza n. 286 del 21.04.05 del Tribunale del Lavoro di Bergamo, la prima sentenza in tema di Straining pronunciata in Italia. In sostanza si tratta di una situazione lavorativa conflittuale in cui la vittima ha subito azioni ostili limitate nel numero e/o distanziate nel tempo (e quindi non rientranti nei parametri del Mobbing), tuttavia tali da provocarle una modificazione in negativo costante e permanente della sua condizione lavorativa.
Lo Straining in effetti è un fenomeno che potrebbe essere facilmente scambiato per un semplice caso di Stress occupazionale, se non fosse per il fatto che la vittima di solito lo percepisce come Mobbing, data l'alta componente di intenzionalità e di discriminazione. Il legame tra Straining e Stress Occupazionale è evidente, oltre che intuitivo: in una situazione di Straining, l'aggressore (che chiameremo logicamente strainer) sottomette la vittima facendola cadere in una condizione particolare di Stress con effetti a lungo termine. Tale Stress può derivare dall''isolamento fisico o relazionale o dalla passività ed indifferenza generale nei confronti della vittima, dalla privazione, dalla riduzione o dall'eccesso del carico lavorativo. In sostanza, la persona strainizzata può ritrovarsi relegata in una stanza in fondo al corridoio dove nessuno passa o trasferita nella classica filiale remota dove nessuno vorrebbe mai andare; può essere sottoposta ad un eccessivo carico di lavoro o comandata a mansioni superiori per cui non ha preparazione adeguata; può venire deprivata nelle sue mansioni e costretta a incarichi minori ed umilianti, se non addirittura all'inoperosità. Tutte queste condizioni sarebbero identificabili ad ogni buon conto come Stress Occupazionale, se non fosse per il particolare, cruciale, che tale trattamento è riservato solo a quel determinato lavoratore (o gruppo di lavoratori).


Stalking

Il termine inglese "Stalking" fa parte originariamente del vocabolario della caccia e significa "appostarsi, avvicinarsi di soppiatto alla preda". Il motivo per cui è stato recentemente utilizzato per indicare comportamenti persecutori e molesti è di facile intuizione: lo stalker, la persona cioè che mette in atto lo stalking, è a tutti gli effetti un cacciatore: segue le tracce della sua vittima, la spia, la pedina, la sorveglia, le si avvicina di soppiatto, la attira in tranelli ed inganni, cerca in tutti i modi di catturarla e farla sua. L'unica differenza con il termine originale sta nella preda, che non è una volpe o un cervo, ma una persona. Lo stalking indica quindi tutti quei comportamenti persecutori messi in atto da un molestatore¬† ai danni di qualcuno che intende avvicinare, convincere, spaventare o punire e che quindi percepisce tali atti con fastidio o con paura, riportandone sconvolgimenti anche profondi a livello psicologico e pratico. In italiano il termine Stalking è stato finora tradotto con espressioni come "sindrome del molestatore" o "sindrome delle molestie assillanti".
Come si intuisce, si tratta di un fenomeno vecchio come il mondo che solo ultimamente però ha trovato un nome e una precisa collocazione scientifica in ambito psichiatrico e psicologico. Studiato e descritto per la prima volta negli Stati Uniti a partire dal 1998, è approdato da qualche anno in Europa e recentemente è invalso anche nell'uso linguistico italiano. La diffusione del termine è andata di pari passo con il moltiplicarsi di studi e ricerche statistiche che hanno prodotto, in Italia e all'estero, risultati insospettabili e oggettivamente allarmanti: secondo un'indagine ISTAT del 2004 più della metà delle donne italiane dai 14 ai 59 anni almeno una volta nella vita ha subito una molestia a sfondo sessuale e in Italia ogni 3 morti violente una riguarda donne uccise da un marito, convivente o fidanzato. Secondo il Centro Antipedinamento di Roma solo nella nostra capitale il 21% della popolazione è vittima di Stalking almeno una volta nella vita. In Europa la violenza rappresenta la prima causa di morte delle donne nella fascia d'età compresa tra i 16 ed i 50 anni e almeno una donna su 5 subisce nel corso della sua vita uno stupro o un tentato stupro. Secondo l'ONU nel mondo una donna su tre (e in totale sono circa un miliardo!) subisce vessazioni, soprusi, mutilazioni o stupri.

 

 
 

 

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